Da vetro (ri)nasce vetro.

Da vetro (ri)nasce vetro

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In tema di differenziazione, un occhio attento dovrebbe essere riservato al vetro: materiale prezioso perché l’unico fra tutti a poter essere riciclato davvero al 100%.

Il cosiddetto rottame di vetro, se “puro”, è materia pronta al forno, può cioè essere totalmente rifuso per dar vita a nuovo vetro al posto delle più costose materie prime solitamente utilizzate per produrlo – silice, carbonato di calcio e carbonato di sodio.

In più, questo processo, oltre a diminuire i rifiuti e la spesa, permette anche di risparmiare in quantità: se infatti da 100 kg di vetro si ricavano 100kg di vetro, ne occorrerebbero invece 120 di silice e carbonati per ottenere il medesimo quantitativo di prodotto finale.

Da vetro nasce sempre nuovo vetro, uguale in tutto e per tutto a quello originario; purché però abbiamo l’accortezza, in fase di raccolta, di riconoscere il vero vetro, cioè quello che può essere conferito negli appositi bidoni, e di “depurarlo” da ogni minimo scarto.



L’eventuale contaminazione rallenta infatti il processo di riciclo e fa sprecare vetro pulito: per rimuovere ogni parte anche microscopica di sostanze estranee è necessario scartarne 20 di vetro “buono”, che sarebbe altrimenti perfettamente riciclabile!

Mai mischiare al vetro “semplice” materiali apparentemente simili, come: ceramiche o cristalli (questi ultimi presentano infatti un’alta percentuale di metalli pesanti quali il piombo); i vetri dei recipienti in pirex, poiché hanno una temperatura di fusione più alta; le lampadine, gli specchi, e le bottigliette dei medicinali, che contengono sostanze chimiche potenzialmente pericolose per l’ambiente.

Ok invece al vetro di bottiglie e barattoli, ripuliti del loro contenuto e delle parti accessorie non in vetro come etichette, tappi o coperchi.

Secondo il Co.re.ve. (Consorzio per il Recupero del Vetro), gli Italiani commettono ancora troppi errori nel recupero dei vetri, tanto che la quota complessiva degli scarti supera il 15%, mentre si è calcolato che solo il 17% della popolazione lo smaltisce in maniera ineccepibile.

Cerchiamo di azzerare la prima percentuale e far salire la seconda!



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